Ripensare l'emergenza per estirpare i fenomeni mafiosi

Articolo di Marco Plutino

Il sindaco di Casapesenna ha annunciato che si dimetterà perchè un suo familiare è stato avvicinato e gli è stato consegnato un brutale messaggio di intimidazione a suo indirizzo. Dopo un consulto in famiglia l'inevitabile presa d'atto. E' solo l'ultimo atto di una guerra quotidiana in quelle zone.

Casapesenna è un comune nel cuore della terra del clan dei Casalesi. La città dove ha vissuto Zagaria. Inutile dire che ci vivono moltissime persone perbene. Importante dire, invece, che si vive in un regime di terrore.

La vicenda richiama alla mente due insufficienze della normativa di contrasto alla criminalità di stampo mafioso.

Una di eccesso di zelo e un'altra di insufficiente reazione. Sembra un paradossso ma non è così perchè le due risposte operano su piani diversi.

Da un lato la normativa sullo scioglimento dei comuni ove sia provata un'infiltrazione di stampo mafioso (in senso lato; art. 143 TUEL) è applicata ormai in modo esponenziale (21 comuni sciolti soltanto nel 2017, 186 dal 2000 ad oggi), ma senza alcune risultato profondo. E' noto che esistono comuni che perfino non hanno più candidati a sindaco: le elezioni vanno deserte. In casi consimili, come nel caso di scioglimenti ripetuti, si ha solo l'accertamento patente che la vita democratica è sospesa in intere aree del paese. Inammissibile, Ma non è tutto: nello scioglimento sarebbe potuta incappare anche, prima o poi, l'amministrazione di questo specchiato sindaco, perchè la normativa configura la circostanza in modo tale che la penetrazione criminale può avvenire nella struttura amministrativa anche senza coinvolgimento del versante politico. Troppo poco, forse: così dovrebbero saltare sistematicamente quasi una parte significativa dei comuni del Sud Italia e non più solo. Quello che sta avvenendo ma che, applicando la norma con rigore, dovrebbe avvenire ancora di più.

Basta leggerla: "Fuori dai casi previsti dall'articolo 141, i consigli comunali e provinciali sono sciolti quando, anche a seguito di accertamenti effettuati a norma dell'articolo 59, comma 7, emergono concreti, univoci e rilevanti elementi su collegamenti diretti o indiretti con la criminalità organizzata di tipo mafioso o similare degli amministratori di cui all'articolo 77, comma 2, ovvero su forme di condizionamento degli stessi, tali da determinare un'alterazione del procedimento di formazione della volontà degli organi elettivi ed amministrativi e da compromettere il buon andamento o l'imparzialità delle amministrazioni comunali e provinciali, nonchè il regolare funzionamento dei servizi ad esse affidati, ovvero che risultino tali da arrecare grave e perdurante pregiudizio per lo stato della sicurezza pubblica". Il mondo intero, praticamente, anche se va detto che la prassi è senz'altro più restrittiva.

Eppure così non solo non si risolve il problema, anche perchè vanno a casa gli organi elettivi ma nulla muta nella macchina buroctatica a partire da dirigenti e funzionari (salvo addebiti puntuali, ovviamente), ed anzi si mette a disposizione dei poteri criminali una risorsa per liberarsi di un sindaco ostile, con tanto di schizzetto di fango: avanti il prossimo.

Dall'altra, la normativa italiana, e qui c'entra la Costituzione, è disattenta pel caso dell'incancrenimento di un comune (non di un'amministrazione specifica) rispetto alla presenza di un fenomeno criminale. Si combattono, senza grandi appigli legali e con pochi mezzi, pertanto, situazioni in cui interi pezzi di territorio dello Stato sono controllati dai poteri criminali. Può rendere un contributo ma non basta la presenza di militari, a seguito di apposizione missioni – eccezionali e disposte con apposite leggi - entro il territorio nazionale. E' una forma di controllo del territorio che ha un valore più simbolico che reale, per quanto non del tutto inefficace. Inefficace lo è di sicuro per risolvere il problema o almeno andarne al cuore.

Nel caso che commentiamo sarebbe solo stupido chiedere al sindaco di restare al suo posto e dirgli che lo Stato gli è vicino e gli sarà vicino per ogni esigenza. Chi lo dice o pensa è ipocrita e comunque non ha a cuore realmente l'incolumità di questi servitori dello stato e dei loro familiari: quante volte sono morte persone in simili circostanze! Sono d'altra parte terre dove le missioni di cui abbiamo appena parlato, su modello Sicilia post-Falcone e Borsellino, hanno già operato (la capofila operazione “Vespri Siciliani” è durata sei anni, dal 1992 al 1998, e non ha certo estirpato la mafia, come non hanno fatto per consimili fenomeni le operazioni “Riace”, “Partenope” 1 e 2) e l'ultima, in grande stile, è ancora in corso: l'operazione “Strade sicure”, prevista con la legge n. 125 del 24 luglio 2008 in via generale: “Per specifiche ed eccezionali esigenze di prevenzione della criminalità, ove risulti opportuno un accresciuto controllo del territorio, può essere autorizzato un piano di impiego di un contingente di personale militare appartenente alle Forze armate”. Ciò ha un effetto di immagine significativo e ha liberato sicuramente personale di polizia per operazioni più specifiche, ma gli esiti sono sotto gli occhi di tutti. Meglio, ma non bene.

Allo stesso modo, tuttavia, e vengo al punto, appare inutile – diciamola tutta - andare al rinnovo dell'amministrazione. Per cosa? Per ritrovarsi una persona collusa o, al massimo, precipitare una persona egualmente perbene, e lo Stato tutto, nell'umiliazione delle dimissioni dei poteri civili davanti a quelli criminali o, peggio, di abbassare la testa.


E qui c'entra, e concludo, la Costituzione. La quale contempla, a differenza di altre successive e più moderne, lo stato di guerra (art. 78 Cost.) ma non quello di emergenza nelle sue diverse, possibili, configurazioni (pericolo, assedio, etc.). In certe aree ben delimitate d'Italia occorre riflettere sull'opportunità di utilizzare mezzi emergenziali per tempi non brevissimi, se non di arrivare ad un regime emergenziale vero e proprio: qualcosa che vada oltre i poteri speciali conferiti ad un prefetto (che non bastano, Dalla Chiesa docet) e che sia in grado di affrontare adeguatamente un gravissimo problema di ordine pubblico fino a ripristinare una vivibilità democratica. Con le leggi speciali già si è fatto troppo e in modo discutibile: appaiono maturi i tempi per una revisione costituzionale su modello francese o spagnolo, ove sono riconosciuti gli stati di emergenza e, in particolare, di assedio. Naturalmente, e anche questa è la ragione per intervenire (giacchè qualcuno ritiene applicazione l'art. 78 Cost. così come è, e non pare il caso) con indicazione precisa di limiti e circostanze.

Se ne può discutere?