La polarizzazione da strategia politica a filtro della quotidianità

Articolo di Giusy Russo

Sul New York Times di qualche giorno fa, Javier Corrales[1], autore e docente di scienze politiche all’ Amherst College ha scritto che le provocazioni di Trump aumentano la polarizzazione e rappresentano una strategia politica, strategia che di solito viene adottata da presidenti populisti o di stampo marxista. Puntare il dito contro figure autorevoli, che si tratti di politici più anziani, giornalisti, celebrità e così via, determina una risposta da parte di questi ultimi, rende il dibattito ancora più acceso e può spingere anche chi è più moderato a dare ragione ai primi. Sarebbe dunque una tattica politica l’atteggiamento volto a provocare l’interlocutore di turno, interlocutore scelto in maniera non casuale ma per portare il dibattito pubblico a occuparsi dei propri temi, quelli più controversi, suddividendo di fatto la società in chi è contro e chi a favore.

La polarizzazione tuttavia non condiziona solo il dibattito pubblico ma anche le abitudini delle persone. Uno studio del Pew Research Center realizzato la scorsa estate, mostra che in Usa la scelta dei media da consultare, del quartiere in cui vivere e addirittura delle proprie amicizie dipende dalle opinioni politiche. Negli Stati Uniti 2/3 di chi vota per i Democratici e il 57% di chi vota per i Repubblicani ha affermato di avere molti amici dello stesso partito e più della metà degli intervistati ha dichiarato di non avere amici o di averne pochissimi del partito opposto al proprio, come viene evidenziato in un articolo del Washington Post[2]. 

È paradossale scoprire che le opinioni politiche hanno un peso talmente rilevante da condizionare le scelte della quotidianità proprio in un periodo in cui si parla di disaffezione nei confronti della politica e si paventa una sempre minore partecipazione da parte delle persone.

Se la polarizzazione per gli attori politici può rappresentare una scelta consapevole, una strategia da mettere in atto per accrescere il consenso e mantenere viva l’attenzione sui propri temi o su di sé, al contrario quando riguarda gli elettori appare più una dinamica in cui ci si trova coinvolti con poca consapevolezza. Giova davvero contrapporsi agli altri sulla base di diverse opinioni politiche e fare le proprie scelte adottando questo criterio? Evidentemente no ma non sempre siamo consapevoli delle conseguenze dei toni accesi dell'opinione pubblica. Quando all’ordine del giorno c’è un argomento che ci riguarda direttamente o indirettamente, il dibattito invece di ampliare l’orizzonte conoscitivo e permettere un maggiore approfondimento, si riduce spesso a un mero strumento attraverso cui dividersi in chi è favorevole o contrario, talvolta senza avere elementi necessari per decidere.  Le dinamiche della rete e la tendenza all’infotainment dei mezzi di comunicazione di massa, costantemente alla ricerca di contenuti in grado di catturare l’attenzione, favoriscono la polarizzazione all'interno dell'opinione pubblica e dunque all’interno della società. Si tratta di fenomeni difficilmente arginabili e reversibili ma con una maggiore consapevolezza da parte di noi cittadini e utenti è possibile attenuare questa tendenza. Tale consapevolezza tuttavia appare difficile da acquisire dal momento che dovrebbe essere alimentata proprio attraverso il dibattito, quello stesso dibattito pubblico esacerbato da provocazioni e contrapposizioni.

 


[1] https://goo.gl/3V7Yxu 
 

[2] https://goo.gl/tck6GG