Appunti per una campagna elettorale (senza 'disinformazia')

Articolo di Francesco Nicodemo

La prima regola di una buona campagna elettorale è dettare l'agenda politica nel dibattito pubblico del Paese, tornando a praticare, per usare una vecchia espressione, egemonia culturale.

Per farlo però, dobbiamo sapere alcune cose: 
a) i modi e i luoghi in cui si forma l'opinione pubblica sono sempre più basati sul modello narrowcasting, cioè un meccanismo di divulgazione e fruizione frammentata e segmentata dei contenuti; 
b) l'accesso a questi contenuti è sempre più personale individuale, solipsista, non solo sui media tradizionali, ma soprattutto sui social network e in particolare attraverso la messaggistica istantanea, solitudini che diventano moltitudini nello sciame digitale; b1) la comunicazione è diventata sempre di più una dimensione sociale, anzi come dice oggi il Censis, è 'l’ingresso nell’era biomediatica, caratterizzata dalla trascrizione virtuale e dalla condivisione telematica in tempo reale delle biografie personali attraverso i social network, che sancisce il primato dell’io-utente, produttore esso stesso ‒ oltre che fruitore ‒ di contenuti della comunicazione'
c) per rompere le bolle e uscire dalle camere dell'eco delle fanbase di riferimento e provare a raggiungere un pubblico molto più ampio, bisogna evitare la polarizzazione su qualsivoglia argomento; 
d) parlare dei propri programmi, idee, risultati, progetti, evitando di fare da cassa di risonanza alle dichiarazioni o alle provocazione dei propri avversari, perché se si parla sempre degli altri, significa che non si ha altro da raccontare agli elettori; 
e) rispettare gli elettori vuol dire rispettare innanzitutto i propri avversari, quindi niente insulti, né facezie, né ironie, proprio per evitare la polarizzazione di cui sopra; 
f) non parlare il linguaggio della politica politicante, evitando polemiche 'metapolitiche' funzionali solo a riempire le pagine dei giornali o qualche spazio da talk show, che hanno già di per sé pubblici polarizzati, sempre meno determinanti per le sorti elettorali (forse funziona per la visibilità del singolo politico o aspirante tale, ma allontana sicuramente una fetta largamente maggioritaria dell'elettorato); 
g) quotidianità, fiducia, empatia nelle relazioni con l'opinione pubblica, lasciando a casa il famoso 'metodo stronzi', quello basato su arroganza, supponenza superficialità e sarcasmo nei confronti delle persone comuni.